Le reattanze trifase si dividono comunemente nei seguenti gruppi di utilizzo:
L'inserzione di un inverter determina nella rete di alimentazione la presenza di disturbi sottoforma di elevati valori di armoniche di tensione, nonchè sovratensioni, 'buchi' e 'picchi' di tensione. Se nello stesso punto della rete sono inseriti altri utilizzatori come sistemi elettronici od altri inverter, questi sono sicuramente influenzati dai disturbi presenti. E' necessaria quindi un'azione di 'disaccoppiamento' fra questi utilizzatori che si ottiene con l'inserzione a monte di ogni inverter di queste reattanze.
I vantaggi che comunque ne derivano sono l'effettivo disaccoppiamento dei circuiti di controllo dei vari utilizzatori presenti in linea, una migliore protezione dei ponti di diodi che sono presenti all'ingresso di ogni inverter, il miglioramento del contenuto armonico della rete di alimentazione e la riduzione delle sollecitazioni elettriche e termiche dei condensatori di un eventuale impianto di rifasamento presente.
Le reattanze possono essere inoltre inserite nel circuito di uscita dell'inverter allorquando vengono utilizzati dei motori standard. In questo caso, infatti, è possibile mantenere all'uscita dell'inverter la forma dell'onda di tensione entro i limiti che in quel punto è modulata dalla frequenza di PWM.
L'applicazione più comune di questi reattori consiste nell'inserimento degli stessi in serie ed a monte di circuiti raddrizzatori e comunque in generale a monte di circuiti a controllo elettronico come gli azionamenti a controllo di fase ed i convertitori di frequenza. Servono in pratica a ridurre il gradiente di aumento della corrente, di/dt, nel transitorio di commutazione salvaguardando così i dispositivi elettronici come gli SCR e, nello stesso tempo, limitare il contenuto armonico nel circuito di alimentazione, al fine di attenuare disturbi verso altri apparecchi connessi in rete. Il dato di progetto di riferimento è che la tensione di cortocircuito della linea non sia inferiore al 4%.